"La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.”


Inno Europeo

 

“Volete che l’Unione Europea, anche senza consultare il Parlamento ungherese, prescriva l’immigrazione in Ungheria di persone che non sono cittadini ungheresi?” È questa la domanda che il prossimo 2 ottobre i cittadini ungheresi leggeranno sulla scheda elettorale.
Appare scontato l’esito del referendum con il quale l’Ungheria è chiamata ad accettare o rifiutare la ripartizione di quote di profughi e migranti decisa dall’UE. Dopo la vittoria del “leave” al referendum britannico dello scorso 23 giugno, un’altra consultazione popolare rischia, infatti, di minare la tenuta dell’Unione.
Se così andrà, assisteremo all'ennesimo attacco alla coesione europea. Se così andrà, sarà ulteriormente compromessa la realizzazione di un vero processo politico di integrazione.

I reticolati che blindano l’Ungheria ai confini con la Serbia e la Croazia, le leggi liberticide approvate dal governo reazionario di Viktor Orban, ideatore del referendum, le inaccettabili violenze perpetrate dalle forze di polizia e dai paramilitari sui migranti, non possono convivere con i valori fondanti dell’UE.

In materia di immigrazione, asilo e controllo delle frontiere, è necessario dare seguito al principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario.

La questione migratoria è ormai centrale per la politica europea e mondiale: a New York, nel corso del recente vertice Onu, ciascuno Stato membro si è impegnato a raddoppiare il numero di profughi accolti ed aumentare gli stanziamenti umanitari globali. «Dobbiamo fare di più per aiutare i rifugiati» ha esclamato il Presidente Usa Barack Obama, rivolgendosi per l’ultima volta all’Assemblea generale dell’Onu. «Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi!» ha proseguito. «Un Paese circondato dai muri imprigiona sé stesso».
Il summit informale di Bratislava tra i 27 capi di Stato e di Governo UE, al contrario, non ha portato a nessuna risposta concreta. Né sui problemi della gestione dei flussi migratori, né sul raddoppio del piano europeo di investimenti e sull’attuazione di politiche per la crescita e l’occupazione, né sui programmi di cooperazione con l’Africa, i governi europei hanno saputo adottare misure immediate: si sono limitati a rinviare tutte le decisioni. Ancora una volta hanno lanciato solo vuote promesse, senza mai soffermarsi a riflettere davvero sul superamento del paradigma emergenziale in cui viviamo. Lo stesso Parlamento Europeo, unica istituzione realmente deputata a rappresentare i cittadini europei, non è mai stato nominato in questa visione dell’Unione miope ed intergovernativa.
È ora che l'UE reagisca con i fatti alle proposte contenute nel Migration compact presentato dal Governo italiano in aprile, che prevede la creazione di canali legali di migrazione e una non più procrastinabile cooperazione mirata e rafforzata con i Paesi terzi di provenienza e di transito.

In un mondo in preda a terribili pulsioni, cresce l’esigenza di un’Unione forte e solidale, che rappresenti un porto sicuro dall’ingiustizia e dalle crescenti disuguaglianze.
Leviamo ancora la nostra voce perché si superi il Regolamento di Dublino III e si adotti una politica comune dell’accoglienza e dell’asilo. Solo in questo modo ci avvieremo compiutamente verso la creazione di un sistema finalmente europeo per la gestione delle domande d’asilo.
Si impone un cambio di passo, un rilancio dell’azione politica europea, che dal Portogallo all'Ungheria, dalla Grecia alla Svezia, dia risposte convincenti alle domande di oggi. Occorre che tutti i paesi membri che vogliano andare avanti verso il sogno dei nostri padri fondatori procedano oltre, cercando di realizzare finalmente il primo embrione di unione politica. La via per la realizzazione della Federazione Europea “non è facile né sicura ma deve essere percorsa e lo sarà.”
Per questo, il 2 ottobre i Giovani Democratici e la Gioventù Federalista Europea scenderanno in piazza della Rotonda, a Roma, alle ore 15.
Davanti al logoramento dell’unità europea, nel mezzo della spinta disgregatrice che attraversa l’Unione, è la nostra generazione a doversi impegnare nel ricomporre i tasselli del sogno europeo, è la nostra generazione a dover ricucire l’Europa.