Il Comitato Federale della Gioventù Federalista Europea,

riunito a Napoli, il 3 luglio 2016

 

Osserva con preoccupazione
 

 
il permanere dell’instabilità geopolitica globale, tanto in Africa quanto in Medio Oriente: nonostante l’arretramento su molte posizioni, Daesh è ancora in grado di colpire in Siria, Iraq, Libia e in Nigeria, rimanendo un punto di riferimento pericoloso per i “lupi solitari”, con cellule attive in quasi tutto il mondo; come si può vedere dalla situazione in rapida degenerazione in Pakistan, dalla serie di attentati in Turchia e dalla recente tragedia di Dacca;

il perdurare delle tensioni nei rapporti diplomatici ed economici tra l’Unione, la Russia e l’Ucraina, che non aiutano a ristabilire un clima di fiducia nell’area, anzi provocano una continua instabilità nel Caucaso, come nel caso del Nagorno Karabakh, compromettendo gli sforzi della Politica europea di vicinato e la possibilità di una lotta congiunta al terrorismo internazionale;

l’incapacità degli Stati europei di gestire congiuntamente il continuo flusso di migranti in fuga da conflitti e disperazione: nel Mediterraneo sono morte quasi 3000 persone nella sola prima parte del 2016, secondo i dati OIM; tale incapacità è dimostrata dall’inadeguatezza della proposta di potenziamento di Frontex; la riforma non fornisce infatti all’agenzia i mezzi necessari all’espletamento del suo mandato; inoltre la necessità di un accordo operativo per agire sul territorio di un paese inadempiente svuota di significato il ruolo di Frontex stesso e non garantisce la gestione e la difesa collettiva della frontiera esterna comune;

la reazione europea agli attentati di Bruxelles, che esattamente come dopo i fatti di Parigi, continua ad alimentare un paradigma securitario, causa della sospensione degli accordi di Schengen, del diffondersi di un clima di odio verso le minoranze e che è incapace di fornire risposte adeguate e comuni al problema della sicurezza;

l’esito del referendum britannico sulla permanenza nell’Ue e delle elezioni in Austria, così come le numerose tendenze populiste e neonazionaliste che, in numerosi paesi europei, quali per esempio la Polonia e l’Ungheria, rendono evidente la linea di demarcazione spinelliana tra “progressisti e reazionari” e sempre più necessario il consolidamento di uno schieramento popolare di opinione, alternativo e costruttivo, a favore dell’unione politica europea;

l’affermarsi di un clima di sfiducia nei cittadini che alimenta l’antipolitica, situazione che richiede quanto prima una riforma democratica dell’Unione al fine di colmare il gap che separa i cittadini dalle istituzioni europee.


Sostiene
 


che sia necessaria un’azione europea immediata e concreta che consenta di recuperare la fiducia dei cittadini europei, in vista delle prossime scadenze elettorali, per porre un argine al pericoloso effetto “domino” che potrebbe innescarsi a seguito del referendum britannico;

l’urgenza della riforma dei Trattati che permetta a tutti gli Stati che lo desiderino di procedere quanto prima verso un'Europa democratica e federale, che abbia gli strumenti per affrontare la crisi sistemica che stiamo vivendo: occorre partire dall’Eurozona e dall’istituzione di un suo proprio bilancio, prevedendo un avanzamento istituzionale verso una ever closer union, attraverso la realizzazione di un'Unione a cerchi concentrici, in grado di contrastare il proliferare di spinte centrifughe dall'Unione.


Invita
 
 

le istituzioni europee ed i Governi nazionali a fare pressioni sul Regno Unito, seguendo la linea espressa dal Parlamento Europeo, cosicché quanto prima possa attivarsi il processo di uscita dall’Unione secondo l’art.50 del Trattato di Lisbona: la Commissione dovrebbe assumere in prima persona la gestione delle trattative relative al recesso del Regno Unito dall’Ue e i britannici dovrebbero dimettersi immediatamente, dove possibile, da tutti gli incarichi di responsabilità nelle istituzioni europee e rifiutare la Presidenza del Consiglio dell’Unione nel secondo semestre del prossimo anno; mentre la Commissione già potrebbe presentare un ipotetico bilancio alternativo che non tenga conto del Regno Unito per il 2017-2020;

il Parlamento Europeo, i Governi e la Commissione a reagire a questa ennesima crisi con alcune misure immediate: discutere a settembre 2016 le raccomandazioni del Gruppo Monti sulle risorse proprie; proporre nella mid-term review (2017-2020) una politica di investimenti e per l’occupazione che vada ben oltre il Piano Juncker; l’attuazione di una politica unica di gestione dei flussi migratori che si ispiri in parte al “migration compact”, spingendosi possibilmente verso un “Piano Marshall” per l’Africa, che veda da subito l’istituzione di corridoi umanitari e la rapida approvazione delle misure per una guardia di frontiera europea già approvate in sede negoziale da Consiglio e Parlamento (30 giugno); il rafforzamento della politica di sicurezza e difesa sulla base del documento EU Global Strategy;

la Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo a non attendere oltre: è necessario discutere subito il rapporto Bresso-Brock, unendolo alle istanze contenute nel rapporto Verhofstadt, non ancora ufficialmente presentato;

il Parlamento europeo a dare seguito a quanto approvato nella risoluzione del 28 giugno 2016 proponendo in tempi brevi una tabella di marcia per lo sfruttamento delle possibilità offerte dal Trattato di Lisbona (art.48) e la necessaria revisione dei Trattati che deve procedere nell’ottica del rafforzamento di un nucleo fondamentale di paesi Ue, evitando soluzioni à la Carte, e attraverso la convocazione di una Convenzione che veda l’approvazione della proposta costituente tramite un referendum paneuropeo per le elezioni del 2019; in alternativa, nel caso in cui la situazione resti invariata senza nessuna proposta da parte del Parlamento, è necessario che alle prossime elezioni europee si dia il mandato di eleggere un’assemblea costituente col compito, preciso e limitato nel tempo, di redigere una Legge Fondamentale, che venga anch’essa sottoposta ad un referendum paneuropeo e non ad una somma di referendum nazionali;

i capi di Stato dell’Eurozona a non limitarsi a qualche richiamo ai Padri fondatori dell’Unione, ma a lanciare una road map chiara per l’Unione politica e la riforma dei Trattati che vada ben oltre il documento dei Cinque Presidenti; i Governi, nell’immediato, devono attivare tutti gli strumenti utili per un approfondimento dell’integrazione nei settori previsti dagli attuali Trattati;

il Governo italiano a proseguire il suo impegno nel rilancio dell’integrazione europea con gli altri cinque paesi fondatori, approfondendo la proposta del documento franco-tedesco “A strong Europe in a world of uncertainties”, con una proposta chiara e concreta di integrazione politica;

i partiti europei a svolgere un ruolo politico attivo strutturandosi con un sistema realmente sovranazionale e a sostenere la campagna Spitzenkandidaten della JEF in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo.

 

Si impegna a
 

 
dare voce a una generazione di giovani non più rappresentati dall’ordine politico esistente, il quale è incapace di offrire risposte efficaci alla disoccupazione, alla questione dell’integrazione sociale e alla domanda di sicurezza dei cittadini;

continuare la proficua collaborazione con le Istituzioni e, contemporaneamente, a diffondere il proprio messaggio tra i cittadini ridefinendo la Campagna per la Federazione europea, partecipando attivamente alle iniziative che UEF e JEF presenteranno nei prossimi mesi;

continuare la sua attività di catalizzatore delle forze della società civile nazionale ed europea per portarle sul terreno della battaglia per la Federazione europea, come già avvenuto in occasione della Schengen action e proseguendo l’attività delle “Tre proposte per l’Europa”;

mobilitare per il prossimo anno tutte le forze della galassia federalista per una grande dimostrazione di forza da parte del popolo europeo a Roma, in occasione dei 60 anni dai Trattati di Roma, come risposta chiara alle innumerevoli sfide che ci attendono nel 2017.