La GFE è lieta di annunciare l'evento "3 Proposte Per L'Europa", che si terrà a Firenze il 9 Aprile. 

Quello che ora è riassunto in una locandina, straordinariamente colorata coi loghi di moltissime associazioni, è il risultato di un lungo percorso intrapreso dalla GFE, volto a radunare le forze e le menti dei giovani impegnati in Politica per dare futuro al Vecchio Continente. 

Da questo nucleo nascono quindi 3 Proposte: semplificando, la prima proposta rimane sempre l'unione federale a partire dall'Eurozona per uscire dalla crisi economica. La seconda proposta approfondisce la necessità di una difesa unica, mentre la terza tratta il tema di una polizia federale europea. Il terzo punto, in particolare, mostra l'attenzione della GFE alla attualissima sfida alla sicurezza in UE. Proviamo quindi a uscire dalle strumentalizzazioni, che vedono il problema in Schengen, nei flussi migratori o nella libertà delle persone di vivere in uno spazio comune, e studiamo invece un nuovo assetto, tra sicurezza e libertà. 

 

Comunicato stampa 

Il 9 aprile alle ore 15.00 a Firenze, in Piazza della Libertà 2, si terrà il lancio di “Tre Proposte per l’Europa”, un incontro tra le istituzioni e diverse associazioni giovanili che si sono unite in un comitato per presentare tre proposte per l'Europa di domani al Governo italiano. Nei prossimi mesi le associazioni promotrici andranno ad approfondire alcuni temi specifici per incentivare il nostro Governo ad accelerare il processo di creazione di un’Unione Europea più equa e democratica, orientata verso gli interessi delle giovani generazioni. I temi affrontati saranno l’uscita dalla crisi, le sfide globali e la difesa comune e, infine, la creazione di una procura comune e una polizia federale europea. Partecipano all’evento: Giulio Saputo, Segretario Gioventù Federalista Europea; Antonio Pezzopane (Rigenerazione), Alberto Giusti (Rete Universitaria Nazionale), Alberto Terracciano (Dircredito) per il primo tema, “Verso un ministero dell’economia europeo”; Carlo Prosperi (International Organization of Students), Damiano Sanna (FutureDem) e Marta Romano (StudiCentro) per il secondo, “Verso una Difesa europea”; Shady Alizadeh (Cultura Democratica), Dario Coppi (StudiCentro) per il terzo tema trattato, “Verso una polizia federale europea”. Dopo l'intervento dell'On. Lara Comi, Vicepresidente gruppo PPE al Parlamento europeo, e un breve dibattito, concluderà i lavori Marco Piantini, consigliere per gli Affari Europei alla Presidenza del Consiglio. Si svolgerà in seguito al Caffè Decò il dibattito “L’Europa delle migrazioni – La questione migranti tra xenofobia e minaccia del terrorismo”. Introduce l’evento il direttore della rivista L’Eco del Nulla, Andrea Caciagli. Intervengono: Giulio Saputo e l’On. Paolo Beni, membro della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti. Modera il redattore de L’Eco del Nulla, Leonardo Zanobetti. Verrà offerto l’aperitivo a tutti i partecipanti all’iniziativa. Gli organizzatori comunicano inoltre la possibilità di aprire le Tre proposte ad altre associazioni in futuro.

Fine comunicato stampa 

 

Le Proposte verranno poste all'attenzione di importanti ospiti; qui sotto, il programma:

Ore 15:30 Saluti iniziali e presentazione dell’iniziativa

Ore 15.40 Giulio Saputo, Segretario Gioventù Federalista Europea

Ore 16.00 On. Lara Comi, Vicepresidentegruppo PPE al Parlamento Europeo

Ore 16.30 Presentazione delle proposte da parte delle associazioni:
Antonio Pezzopane, Alberto Giusti, Alberto Terracciano: “Verso un ministero dell’economia europeo”
Carlo Prosperi, Damiano Sanna, Marta Romano: “Verso una Difesa europea”
Shady Alizadeh, Dario Coppi, Matteo Mannello: “Verso una polizia federale europea”

Ore 17.30 Conclusioni di Marco Piantini, Consigliere Affari europei alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Ore 18.30, nella Sala del Caffè Decò (Piazza della Libertà, 45-46 r) si terrà l'incontro “L'Europa delle migrazioni - La questione migranti tra xenofobia e minaccia del terrorismo”. Introduce l'evento il direttore della rivista L'Eco del Nulla, Andrea Caciagli, presentando il quarto numero, a tema Conflitti, in cui è stato pubblicato l'intervento di Giulio Saputo, Segretario GFE e ospite del confronto insieme all'On. Paolo Beni, membro della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti. Modera il redattore de L'Eco del Nulla Leonardo Zanobetti. Verrà offerto l’aperitivo a tutti i partecipanti all’iniziativa.

 

3 proposte per l’ Europa

Questo documento è un testo orientativo delle proposte che le associazioni promotrici andranno ad approfondire nei prossimi mesi, per incentivare il governo italiano ad agire nella direzione di un’ Unione Europea più equa ed efficace, ma soprattutto che abbia una prospettiva nel mondo di domani e possa garantire il futuro delle giovani generazioni. Il presente documento è quindi stato prodotto a scopo orientativo sia per le istituzioni che per i partecipanti, anticipando i temi che verranno ufficialmente presentati tra giugno e luglio dell’ anno corrente.

1) Uscire dalla crisi

Per uscire dalla crisi economica e sociale, garantendo la necessaria fiducia reciproca fondata sul rispetto delle regole, è indispensabile che l’Europa si faccia carico della politica di crescita, prendendosi cura delle difficoltà dei cittadini più colpiti dalla crisi. A tal proposito è necessario avviare immediatamente una governo della zona euro per rilanciare il processo di unificazione politica europea. Dopo aver avviato il processo per l’Unione bancaria è dunque assolutamente necessario iniziare a costruire un’Unione fiscale basata su un budget della zona euro finanziato con risorse proprie, capace di rilanciare politiche di sviluppo per favorire l’occupazione, specialmente giovanile.
La creazione di una fiscalità europea non comporterà un aggravio degli oneri totali dei contribuenti. L’ unione monetaria è insufficiente a fronteggiare una crisi grave e sistemica come quella attuale, nonostante gli sforzi della Banca Centrale.
Per questo chiediamo che l’ UE acquisti una propria dimensione fiscale, per agire sia nei momenti di crisi che in quelli di espansione economica. Affinché questo si realizzi sono necessari alcuni passaggi graduali di aggiustamenti, che interessano tanto i governi quanto l’ opinione pubblica europea, sempre più sfiduciata verso le politiche, lunghe ed inefficaci, decise a Bruxelles.

L’ Unione Europea spesso disperde la propria capacità di spesa in mille rivoli e singoli programmi che perdono di vista il quadro politico ed economico generale. Il primo passo è quindi quello di ottimizzare il bilancio europeo di cui dispone la Commissione, passo di trasparenza ed ottimizzazione indispensabile per la creazione di una fiscalità comune. Legato a questo processo di razionalizzazione c’è l’ importante questione dell’ unione energetica. Questa è già una priorità della Commissione, che tuttavia stenta spesso a trovare un accordo soddisfacente con le proprie controparti nazionali. L’ unione energetica è un argomento oggi di particolare attualità per le sfide che si vivono a livello mondiale. Solo una razionalizzazione comunitaria delle risorse e una strategia unica potranno garantire alle giovani generazioni un futuro equo e sostenibile.
Sempre parlando di equità oggi l’ Europa vive un momento di forti diseguaglianze al suo interno, soprattutto per il trattamento economico riservato a ciascuno Stato. Ancora oggi i fondi sociali europei sono legati a dati macroeconomici vecchi e che non rappresentano più la situazione economica dell’ Unione e dell’ eurozona come questa è. Un bilancio unico aiuterebbe anche a colmare questo gap, ridistribuendo le risorse disponibili a seconda delle necessità, dei bisogni e delle potenzialità di ciascuna macro regione.
Un altro passo verso l’ equità è quello di rivedere profondamente il patto di stabilità, soprattutto in un momento in cui l’ Ue ancora non dispone degli strumenti per agire direttamente. L’ unione politica dell’ eurozona deve avvenire in condizioni di parità dei suoi membri e di omogeneità delle aspettative. Così come si è scelto quindi di non conteggiare le spese della difesa nel Patto di stabilità e crescita (PSC) così andrebbero scorporati dal compunto anche gli investimenti per la cultura, arma necessaria non meno di quella prettamente militare per affermare i valori europei nei singoli Paesi e nel mondo. Anche qui in mancanza di una competenza comunitaria, come nel caso della difesa, gli Stati devono poter agire in sintonia tra loro e poter difendere i valori democratici che sono alla base dell’ integrazione stessa.
Nel medio periodo l’ Unione deve intervenire con decisione nella spesa per investimenti, quanto oggi interviene giustamente per il consolidamento fiscale degli Stati in difficoltà. Andrebbe quindi affermato con decisione lo strumento del Project bond, finanziamento affidato a privati con garanzie comunitarie. Il progetto è attualmente in fase pilota ma, se le risorse lo consentiranno, dovrà essere esteso.

Tutte queste singole iniziative di consolidamento fiscale e rilancio della crescita devono tuttavia andare di pari passo con il conferimento di risorse dirette all’ Unione. Questo potrà avvenire tramite un accentramento comunitario nei settori degli Esteri e della Difesa, come verrà spiegato in seguito, ma anche prendendo in considerazione altri strumenti, come un’unica tassa sulle transazioni finanziare da proporre a tutti gli aderenti all’ unione fiscale.

2) Affrontare le sfide globali

L’Europa non può rinunciare a dare il proprio contributo al governo del pianeta, dei suoi conflitti e della globalizzazione. Per agire efficacemente ha bisogno di poteri, strumenti e risorse adeguate: istituzioni federali governate democraticamente. È poi necessaria la creazione di un’asse EuroMediterraneo che condivida risorse, gestione dei rischi e delle opportunità che accomunano le due sponde del Mediterraneo per garantire contemporaneamente un migliore controllo su politiche migratorie ed energetiche e lo sviluppo di proficui e pacifici rapporti internazionali. La strada giusta era stata percorsa con il così detto “Processo di Barcellona”, che aveva lo scopo di avvicinare le due sponde del Mediterraneo ed ora giace inerte.

Un’ efficace politica estera europea passa innanzitutto attraverso la creazione di una reale difesa comune, dato che, purtroppo, il pacifismo oggi non basta più per garantire l’equilibrio e la stabilità internazionale. La strada da seguire è l’istituzione di un reale esercito europeo di pace (capace di produrre al contempo cospicui risparmi per i bilanci pubblici) e l’emergere di un’unica voce in politica estera per tutelare gli interessi di tutti gli europei e del mondo. La creazione di un nucleo armato europeo di esclusiva e permanente competenza comunitaria dovrò passare attraverso dei passaggi di omogeneizzazione fondamentali. Le procedure d’ ingaggio e di addestramento vanno standardizzate in tutti i Paesi dell’ Unione e si dovrebbero prevedere dei periodi di addestramento presso le forze armate dei Paesi europei con cui si deciderà di creare una forza difensiva comune. Prendendo ad esempio la best practice rappresentata dall’ Agenzia Spaziale Europea si dovranno integrare le forze armate in un’ unica catena di comando parallela e indipendente dalla Nato, in caso si voglia attivare con qualche efficacia la clausola di difesa collettiva prevista dal Trattato di Lisbona.

L’ esempio dell’ ESA è interessante anche per gli stanziamenti per la ricerca in campo bellico. Si dovrebbe procedere verso un sistema di ricerca integrato, creando forti specializzazioni e assegnando la competenza al Commissario europeo per la concorrenza, con obbligo di coinvolgere l’ Alto Rappresentante per la PESC. Proprio la figura dell’ Alto Rappresentante deve essere la chiave di volta su cui si innesca questo processo virtuoso. L’ armonizzazione e la progressiva centralizzazione della Difesa europea non può essere efficace senza un proprio corrispettivo diplomatico. Già oggi diversi Stati europei sono in difficoltà perché non riescono a garantire una propria rappresentanza diplomatica all’ estero e questo è solo un aspetto della progressiva perdita di peso ed influenza dei singoli Stati. L’ attuale SEAE, Servizio Europeo per l’ Azione Esterna, si dovrà gradualmente trasformare in un ministero degli esteri europeo. Già oggi questo ha preso su di sé alcune competenze degli Stati membri, come la protezione diplomatica per i cittadini dell’ Unione che ne dovessero fare richiesta e non trovassero proprie rappresentanze diplomatiche nel Paese ospite.
Creare una politica estera comune è possibile, se la si dota di un processo decisionale chiaro e definito, che tuteli gli interessi dell’ Unione e sappia compensare le richieste dei singoli Stati. Per questo è indispensabile superare il sistema dell’ unanimità attualmente vigente nel Consiglio Europeo, che ne blocca l’ efficacia, e procedere verso una maggioranza qualificata permanente. Sarebbe inoltre auspicabile che, come per l’ unione fiscale, solo gli Stati direttamente coinvolti e che cedono sovranità possano essere rappresentanti, dato che troppo spesso le decisioni europee si sono trovate bloccate dai veti incrociati di chi voleva solo ricevere dall’ Europa, senza dare nulla.

Un Unione con una propria linea di politica estera e un nucleo armato sarebbe molto più credibile ed efficace di qualsiasi singolo Stato, potrebbe affiancare efficacemente l’ azione dei singoli Stati nello scenario internazionale e risolvere le sfide epocali che stiamo vivendo in questa contingenza storica.

3) Creare una polizia federale e una procura comune

La minaccia della sospensione di Schengen da parte di più Paesi europei è indicativa di un’ Europa sempre più prigioniera delle proprie paure e incapace di risolvere le minacce alla propria sicurezza interna con un coordinamento efficace ed efficiente. Chiudere le frontiere sembra la decisione più semplice per rispondere alla minaccia terroristica, mentre non si prende neanche in considerazione la proposta di creare una vera forza di polizia continentale, in grado di garantire la sicurezza comune in uno spazio ormai inevitabilmente interconnesso. I giovani europei non si devono rassegnare a questa mancanza di coraggio e di lungimiranza politica e devono farsi promotori, anche in questo campo, di proposte realistiche e al contempo al passo con le minacce che stiamo affrontando.

Oltre a rivedere il sistema di Dublino, cosa che non sembra ancora nelle reali intenzioni di molti Stati, si dovrebbe potenziare il sistema Europol, trasformandolo in una vera polizia federale che agisca sia per coordinare l’ azione delle polizie nazionali che per procedere contro alcuni reati che non hanno più confini, si pensi per l’ appunto al terrorismo internazionale, alla mafia, ai reati ambientali o al traffico di stupefacenti. Non è più pensabile mantenere in vita una libera circolazione di merci, capitali e persone, nella costante incertezza giuridica sulle competenze e con un’ incredibile mancanza di coordinamento tra gli Stati.
Creando alcuni reati federali sarà possibile perseguirli a livello centrale, con un’ apposita procura europea creata a questo scopo. La legislazione nazionale sui reati di tipo federale dovrà essere armonizzata totalmente e le competenze rimesse al Commissario europeo per gli interni.

Sarebbe inoltre opportuno procedere, sulla scorta di quanto detto, alla creazione di un servizio segreto interno europeo, anche con risorse limitate, che possa tuttavia portare ad un reale scambio di informazioni di intelligence tra i diversi Stati per fronteggiare le minacce comuni, non più discrezionale a seconda della buona volontà o meno dei Paesi considerati “amici”. Spesso infatti anche gli Stati considerati amici ed alleati a livello internazionale non solo non si scambiamo informazioni vitali per la sicurezza di noi cittadini, ma anzi mettono in atto vere e proprie azioni di spionaggio a scapito degli altri. E’ giunto quindi il momento di creare delle strutture e delle procedure per contrastare efficacemente le minacce del nostro tempo, ben più difficili da arginare del presidio di una vecchia frontiera.

COMITATO PROMOTORE TRE PROPOSTE