Il neo Presidente, Andrzej Duda
Credits: Piotr Drabik CC BY 2.0

 

La Gioventù Federalista Europea guarda con preoccupazione i risultati delle recenti elezioni politiche in Polonia. La consultazione elettorale di domenica 25 ottobre 2015 ha portato al potere il partito di destra Diritto e Giustizia: la formazione dell’ex Primo Ministro Jaroslaw Kaczynski si distingue per le posizioni contrarie all’accoglienza dei rifugiati e all’ingresso del Paese nell’Eurozona. Nazionalista ed euroscettico, il Pis ha ottenuto i numeri per governare da solo, senza alcun accordo di coalizione e senza alcun partito di sinistra in Parlamento.

 

Nelle scorse presidenziali di maggio, Diritto e Giustizia aveva già trionfato, portando a Capo dello Stato Andrzej Duda. Una nuova svolta populista e antieuropea nel Paese era più che prevedibile: per il partito liberale europeista “Piattaforma civica” c’è stato poco da fare. La possibilità che ha il Pis di governare da solo è oltre le aspettative più  negative per chi crede in un’Europa federale. Il voto in Polonia è "un'altro chiodo sulla bara di un'Unione europea più integrata", ha detto Pawel Swidlicki, analista di “Open Europe”. Va considerato che il Paese è uno dei sei più grandi dell’Ue come popolazione e ha quindi un voto pesante in Consiglio. Inoltre, la Polonia fa parte del gruppo di Visegrad, che può bloccare le politiche europee sui migranti. E sicuramente il Pis sarà un alleato naturale - oltre che del Primo Ministro ungherese Viktor Orban - del premier britannico David Cameron nel negoziato per la riforma dell’Unione.

 

Un fronte che va così ad allargarsi, quello dei Paesi governati dagli euroscettici. Con il no all’Europa David Cameron è stato rieletto Primo Ministro a maggio scorso, mentre Orban ci governa in Ungheria da cinque anni, incalzato a destra da Jobbik. Senza dimenticare che il Front National potrebbe diventare un serio competitor alle elezioni presidenziali francesi del 2017. Ma l’antieuropeismo è un problema concreto in quasi tutti i nostri Stati e noi, federalisti europei, non possiamo ignorarlo. La frattura fra europeisti e non diventa sempre più profonda: e se la fascia dei contrari all’integrazione va aumentando consensi e alzando i toni, lo stesso compito spetta a noi che di integrazione ne chiediamo di più: allargare il gruppo dei nostri sostenitori e parlare a voce più alta.

 

Articolo di Livia Liberatore.