Il discorso congiunto tenuto lo scorso 7 ottobre dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel e dal Presidente francese Francois Hollande al Parlamento Europeo, è stato un evento storico. L'unico precedente risale al 1989, quando il Cancelliere tedesco Helmut Kohl e il Presidente francese Francois Mitterand parlarono assieme al Parlamento Europeo. 

È emersa tra i due leader europei un’evidente consapevolezza dell’urgenza di cambiare l’attuale assetto dell’Unione europea. Lo stesso Hollande ha affermato che “we must build a federation of States of peoples with shared interests” e Angela Merkel ha aggiunto “if we demonstrate courage, we can do it. There is no reason at all to step back and feel discouraged. We are stronger together than we are separate”.

Condividiamo lo spirito di queste parole ma non è abbastanza: alle parole devono necessariamente seguire i fatti.
Innanzi tutto, il modus operandi di intervenire di fronte al Parlamento europeo non può più essere un evento unico, ma dovrebbe diventare una prassi, in modo tale da riconoscere un ruolo determinante all'unica istituzione democratica europea. Il messaggio che finalmente potrebbe passare ai cittadini è che questa Europa, la cui leadership è saldamente tenuta in ambito intergovernativo dal motore franco-tedesco, riconosce comunque l'autorità dei rappresentanti eletti dagli europei. Non si tratta più di avere leader nazionali che concedono del loro tempo ad un'istituzione comunitaria, ma di imporre che un'istituzione comunitaria eserciti un controllo continuo sull'operato dei governi.
È evidente poi che il nostro continente sta vivendo una delle sue peggiori crisi, la quale mette in discussione l’esistenza stessa del suo progetto politico. Il parziale successo nella ripartizione delle quote dei migranti da parte della Commissione non ha comunque del tutto risolto la gestione dei flussi migratori. Lo stesso vale per il necessario rilancio dello sviluppo economico, che richiede un adeguato bilancio federale, dotato di risorse proprie (e dunque autonomo dai contributi degli Stati membri). Inoltre, l'Europa non può stare a guardare passivamente mentre, in aree di estremo interesse strategico, le sorti della politica internazionale vengono decise da altri attori. I capi di Stato europei devono compiere un gesto di responsabilità e risolvere questa crisi facendo un deciso passo avanti verso la Federazione europea.

È arrivato il momento di cedere l'ultima parte rimasta di quel feticcio che un tempo era la sovranità nazionale, delineando in modo preciso una serie di tappe che devono essere quanto prima formalizzate. La crisi dell'Europa non si risolve con interventi ad hoc e con uno stato d'emergenza istituzionale permanente: chiediamo un calendario preciso, una vera e propria road map, che ci porti finalmente all'Unione politica.
O si va avanti verso la Federazione europea e troviamo il coraggio per scelte che possano davvero fare la differenza o finiremo per mettere in pericolo tutte le conquiste dell'integrazione.