Ringrazio la Presidente per l’opportunità di parlare in quest’aula dopo aver ascoltato gli interventi di personaggi illustri sulla scena europea e nazionale. Domani, come sappiamo, è un giorno di festa per l’Europa e per tutti noi. Ma di fronte ad una ricorrenza a volte sembra di dimenticare il motivo per il quale si festeggia. Forse oggi siamo qui per chiederci se davanti all’Europa dei muri si può ancora credere a quell’idea di Europa che aveva in mente Schuman il 9 maggio del 1950. 

Io credo di sì. Di più: credo che le parole di Schuman, oggi, debbano esser al centro del discorso pubblico europeo.

L’Europa era un sogno di pace. Dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, morte e violenza, donne e uomini si sono rimboccati le maniche e hanno cominciato a lavorare per la pace. Noi domani festeggiamo questa idea di Europa, e non l’Europa che leggiamo sui giornali. Costruire la pace. L’idea di pace che ha dato vita al Manifesto di Ventotene e in seguito ha portato alla fondazione del Movimento che oggi qui rappresento. 

Ma non si tratta di una pace astratta. Non è un’idea priva di un programma. Al contrario, donne e uomini hanno lavorato e lavorano tutt’oggi per scrivere insieme questo progetto chiamato Unione europea. Ed è di questo che la politica dovrebbe parlare oggi. Di sogni.

E allora come attualizzare quei valori oggi? Quale Europa vogliamo noi giovani? Quale Europa vogliamo costruire per i giovani che verranno?

Le ragazze e i ragazzi della Gioventù Federalista Europea lavorano per dare risposte a queste domande.

Noi crediamo che oggi l’Unione europea soffra perché ha perso la memoria. Non si ricorda più qual è la strada che avevano indicato i suoi padri fondatori, la strada che conduce all’unione politica, agli Stati Uniti d’Europa.

Ma sono i cittadini del mondo che tutti i giorni cercano di ricordare all’Unione il suo ruolo di attore globale. 

Sono le donne e gli uomini sotto i bombardamenti che scappano dalla guerra a ricordarci l’importanza della pace. Sono le donne e gli uomini che si spostano per trovare lavoro a ricordarci l’importanza degli accordi di Schengen e della libera circolazione delle persone. Sono i giovani che non sanno cosa sia la vita di coppia e che non sanno se vogliono un figlio a ricordarci che questa Europa rischia di perdere anche la speranza. 

Siamo noi, i giovani, coloro i quali si battono a scuola e fuori affinché si seguano le idee e non le paure. Ed è proprio la paura a generare morte e violenza. 

Contro di noi è chi erige i muri ai confini generando violenza. Contro di noi è chi non accoglie i rifugiati creando morte. Di questo purtroppo parliamo oggi. 

Concludo dunque questo mio breve intervento ricordandoci domani di festeggiare l’idea di Europa e non l’Europa di cui oggi trattano i quotidiani. Di festeggiare chi è riuscito a scappare dalla guerra e chi si è spostato e ha trovato lavoro. Festeggiamoli insieme ai nostri amici e alle nostre famiglie, perché solo così allora sentiremo la festa. 

Grazie.

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