-fascism+federation
March for Europe 2017, Roma 27 Marzo, - Fascism + Federation

 

Aderiamo con convinzione all'appello "Mai più fascismi" rivolto a tutte le istituzioni democratiche, promosso e sostenuto dall'ANPI e dalle tante realtà che fanno dell'antifascismo un impegno quotidiano e il denominatore comune del loro operato. 

La storia del federalismo europeo è storia di antifascismo e Resistenza fin dalle sue origini. Non è un caso che il primo appello europeo alla resistenza armata contro il nazi-fascismo sia apparso su L’Unità Europea, il foglio clandestino del Movimento Federalista Europeo, nel 1943. Militanti federalisti sono stati esponenti di spicco della Resistenza italiana, e alcuni di loro hanno dato la vita per la causa, come Eugenio Colorni, ucciso a Roma dalla banda Koch e i suoi militi fascisti, e Leone Ginzburg, torturato a morte in carcere, o come Luciano Bolis che tentò il suicidio pur di proteggere i propri compagni dalle persecuzioni fasciste. La resistenza federalista non si è però fermata agli anni bellici, dando vita a numerose iniziative come la costituzione dei Comitati Europa-Spagna in funzione anti-franchista, a causa dei quali gli stessi Rossi e Spinelli furono aggrediti da neofascisti al teatro Brancaccio. In continuità con le loro radici antifasciste, il MFE e la GFE si sono sempre opposti all’accettazione istituzionale di formazioni politiche neofasciste, come testimoniato dall’organizzazione, negli anni ‘70, di una coalizione di forze progressiste per la messa al bando dei movimenti neofascisti del MSI. 

Come federalisti sappiamo bene, infatti, che “la Resistenza non è finita perché i suoi grandi valori – la pace, la libertà e l’eguaglianza- sono ancora in pericolo. Ed è vero che la Resistenza e l’Europa sono strettamente collegate perché solo con una Europa libera e indipendente ci si può battere per il superamento dei blocchi e dell’imperialismo, cioè per la pace e l’eguaglianza di tutti i popoli. Dobbiamo dunque ricordare che questo collegamento, prima di essere un imperativo della ragion politica, è stato, nel tempo dell’Europa senza frontiere della Resistenza, un fatto di vita vissuta, testimoniato in modo indimenticabile dalla raccolta di lettere della Resistenza italiana e della Resistenza europea pubblicate in Italia da Einaudi. E dobbiamo tener presente che il fatto che la resistenza non è ancora finita si riflette in modo particolare nella formazione politica e culturale dei giovani. Ai giovani bisogna dire proprio questo: che la Resistenza non è finita.” (Mario Albertini, prefazione a Resistenza ed Europa)

Proprio ai giovani di oggi e alle nuove generazioni, si deve comunicare con forza quanto sia inaccettabile la tolleranza di partiti e associazioni dichiaratamente neofasciste che fanno della violenza e dell’intolleranza elementi strutturali della propria azione. Partiti e organizzazioni che violano i principi fondamentali della Costituzione, e tuttavia partecipano alle competizioni democratiche, si confrontano con le forze antifasciste nelle arene mediatiche, in una ingiustificabile omologazione di fascismo e antifascismo. Tuttavia la denuncia di tali movimenti non può bastare. Le forme contemporanee di neofascismo si mostrano infatti, nella maggioranza dei casi, più subdole e diffuse, con ampio spazio di azione e comunicazione lasciato loro dalla generale normalizzazione e sostanziale accettazione di un linguaggio politico razzista e xenofobo, veicolato troppo spesso dai media e fatto proprio da molte forze politiche, come appare evidente anche dall'ultimo rapporto di Amnesty International - il Barometro dell’odio -. A tutto ciò si somma il gravissimo, ma ormai quotidiano, susseguirsi di atti di violenza perpetrati con motivazioni razziste, espressione di sempre più radicate ideologie violente, nazionaliste e identitarie.

Tali fenomeni non sono tuttavia ascrivibili alla sola Italia e fanno parte di un quadro molto più largo e complesso. Le derive violente e xenofobe sono infatti una risposta psicologica/ideologica ad una condizione di crisi ben definita: l'impossibilità dello Stato di far fronte all’insieme di fenomeni che oggi chiamiamo globalizzazione.

Seguendo la riflessione di Bernard Williams, lo Stato ha necessità di confermare ogni giorno la legittimità del suo potere e, per farlo, deve rispondere alla prima - ma non certo l’unica - domanda di legittimità. Essa consiste nella capacità statale di contenere i conflitti distruttivi e i fenomeni che possono generarne . L’incapacità di fronteggiare la globalizzazione è dunque evidente segnale della crisi istituzionale che gli Stati stanno vivendo. I sistemi democratici nazionali sono seriamente minacciati da risposte securitarie totalmente inaccettabili perché radicalmente contrarie ai principi costituzionali degli stessi Stati europei e perché esse propongono soluzioni illusorie che non rispondono alla necessità di limitare i conflitti, ma, al contrario li stanno aumentando. 

L’antifascismo allora oggi non può e non deve essere solo un principio formale a cui aderire, ma deve essere declinato nell’azione come impegno quotidiano, battaglia politica. L’antifascismo militante deve diventare proposta di superamento della situazione di crisi appena descritta. Gli Stati europei, per rimanere coerenti a se stessi e salvaguardare le proprie democrazie dalle minacce presenti e future, devono rifondare il sistema democratico dell’intero continente, generando dunque un ordine nuovo dotato della capacità di governare la globalizzazione. 

Per fare ciò non bisogna però mai dimenticare i principi per cui ci battiamo. Dimenticare vuol dire tentare di liquidare il fascismo come un fenomeno contingente, ascrivibile alla follia di pochi; esso è stato ed è, al contrario, un evento strutturale connesso alla crisi dello stato-nazione e della civiltà europea, il sistema degli stati-nazione aveva infatti insite le radici del nazi-fascismo.  

Ricordare invece vuol dire provare a guardare al futuro dando contenuto politico a concetti e idee che non possono mai essere dati per scontati; ricordare vuol dire non cercare di politicizzare faziosamente l’antifascismo, ma rilanciarlo per quello che è stato: un impegno politico costante, totalmente trasversale, che tutti noi siamo chiamati a rinnovare. Le parole di Luciano Bolis, in questo senso, sono più che mai attuali:

“Direi che questo appello ognuno lo dovrebbe rivolgere prima di tutto a se stesso nel momento in cui forse è in gioco tutta la formazione della futura generazione; perché dipende dal risultato di questa partita che l’insegnamento, i libri di testo, la stessa formazione degli insegnanti, possano assumere un indirizzo piuttosto che un altro. Evitando quindi di sedersi nel mezzo senza prendere posizione, adottando un atteggiamento di ignavia, di inerzia, di panciafichismo che non contribuirebbe certo ad affermare valori che meritano di essere affermati positivamente, sottolineando invece la continuità del filone che dall’antifascismo va alla Resistenza e dalla Resistenza al federalismo ed alla costituzione della democrazia di domani [...].”

Condannando l’indifferenza, come condizione della caduta della democrazia, rinnoviamo dunque il nostro impegno antifascista e federalista per la costituzione di una vera democrazia europea.