Scriviamo questo comunicato in seguito ai gravissimi eventi verificatesi nel maceratese, la terribile vicenda di una giovane ragazza e l’attacco xenofobo da parte di un militante neofascista che ha sparato su un gruppo di persone di origine straniera. Alla luce di quanto accaduto, aderiamo con convinzione alla manifestazione indetta dall’ANPI il 10 febbraio - https://goo.gl/GdqZCy.

Condanniamo con fermezza ogni atto di giustizia privata o di vendetta. È più che mai urgente una decisa opposizione ad ogni crimine fondato sull’adesione a principi ideologici neofascisti e va contrastato ogni tentativo di una loro riabilitazione e di normalizzazione di un linguaggio politico violento, razzista e xenofobo.

Tutto ciò va condannato, senza appello, senza discussione. Giustificare uno solo dei comportamenti di cui sopra è in netta contraddizione con i valori della Costituzione italiana.

Condanniamo, allo stesso modo, ogni tentativo di strumentalizzazione politica delle vicende in questione. Non crediamo ci sia molto da aggiungere rispetto alle lucide parole della madre della vittima dell’efferato omicidio: “Chiediamo solamente giustizia. Pene esemplari per chi ha ucciso e fatto a pezzi nostra figlia. Ma condanniamo fermamente l’attacco di ieri, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio. […] Detto questo noi non vogliamo altro sangue sulle strade e non cerchiamo questo tipo di vendette. […] Esiste una politica di accoglienza sana, e il 4 marzo ognuno di noi andrà alle urne sapendo come votare. Noi siamo per la non violenza assoluta e non vogliamo essere strumentalizzati.” (La Stampa, https://goo.gl/nq3Nnp)

Al netto delle discutibili correlazioni tra immigrazioni e criminalità - https://goo.gl/AR5WFm -, continua a preoccuparci la leggerezza con cui si tollerano fenomeni e atteggiamenti neofascisti, e la facilità con cui, tramite i media e lo stesso linguaggio politico, vengono fomentati xenofobia e razzismo.

I protagonisti della Resistenza in tutta Europa si riconoscevano in forze politiche diversissime tra di loro, accomunate dalla lotta a fascismi e totalitarismi. Il progetto di un’Europa unita e l’Italia si sono fondate sulla necessità di una società democratica che avesse gli strumenti per garantire libertà, democrazia, diritti e pace. L’evidente simbolo della terribile crisi sociale e identitaria che stiamo vivendo è lo svuotamento di questi principi oggi abusati nella retorica e dimenticati nella pratica.

L'ennesima tragedia avvenuta nel Mediterraneo, lunedì 6 novembre, che ha segnato la morte di almeno 50 persone in mare, rende sempre più evidente la gravità e pericolosità degli accordi istituiti da parte dell'UE e dell'Italia con la Libia. L'accaduto ha mostrato chiaramente la reiterata violazione dei diritti umani da parte della guardia costiera libica mentre ostacolava le operazioni di soccorso della Marina italiana e della ONG Sea Watch, causando di fatto la morte per annegamento delle persone ancora in mare, mentre venivano perpetrati atti di violenza sull'imbarcazione.

Le recenti constatazioni dell'ONU sulla disumanità di tali accordi, del Consiglio d'Europa sulla violazione dei diritti umani e le inchieste della CNN accompagnate da materiale audiovisivo in cui si rendono evidenti pratiche consolidate di tratta di esseri umani segnalano la gravità della situazione e la necessità di una risposta politica immediata e urgente.

Il finanziamento alla Libia, che versa in un contesto di forte instabilità politica, risulta un mero atto di esternalizzazione dei costi dell'immigrazione che non tiene conto dei principi di solidarietà e di tutela dei diritti umani su cui si fonda la stessa Unione Europea.

In questo contesto, la Gioventù Federalista Europea condanna, dunque, le politiche migratorie finora adottate da Italia e Ue e riafferma con forza l'urgente e necessario bisogno di una risposta politica sovranazionale europea che sola può assicurare una gestione lungimirante e sostenibile dell’emergenza migratoria, dando priorità alla protezione dei diritti umani:

- nel breve termine con la ratifica delle modifiche proposte dal Parlamento Europeo al regolamento di Dublino superando il paradossale sistema di richiesta d'asilo nel primo paese di arrivo e con l'istituzione di corridoi umanitari e vie legali di accesso al continente, oggi quasi del tutto inesistenti, che pongano fine all'emergenza umanitaria durante la quale stanno morendo migliaia di persone, più di 2500 solo nel 2017.

- nel lungo termine con un cambiamento istituzionale e costituzionale dell'UE in senso democratico e federale, che preveda una politica di bilancio a livello europeo e una politica estera unica.

Il superamento definitivo del sistema intergovernativo è quanto mai necessario per l’elaborazione di un piano sostenibile e condiviso di gestione dei flussi migratori; piano che dovrà essere incentrato su due azioni chiave:

un piano di sviluppo economico su scala europea, costituito da investimenti a livello sovranazionale che aiutino a contrastare le disuguaglianze che attraversano il continente e a creare meccanismi comuni per un più facile inserimento nel mercato del lavoro;

un piano di sviluppo per l'Africa che non consista nel mero controllo dei flussi migratori, ma volto a favorire la cooperazione e la pace tra Paesi africani e un investimento nelle infrastrutture, per l'accesso all'acqua, per garantire l'uso dell'elettricità e delle energie pulite;

In un presente in cui la morte diviene cronaca quotidiana ei diritti umani vengono costantemente violati, le risposte politiche nazionali si mostrano ancora una volta inadeguate e pericolose. Per questo, oggi, non è più possibile rimanere in silenzio. Ci rivolgiamo, dunque, a tutta la società civile e alle istituzioni per prendere al più presto delle posizioni politiche e misure in netta controtendenza, nel pieno rispetto dei diritti umani e del principio di solidarietà che dovrebbe essere fondamento dell'Unione Europea.

English version

PRESS RELEASE BY THE YOUNG EUROPEAN FEDERALISTS- ITALY

“AGREEMENTS WITH LIBYA: A VIOLATION OF HUMAN RIGHTS THAT CANNOT BE IGNORED, WE NEED A FEDERAL SOLUTION”. 

The latest tragedy in the Mediterranean Sea on Monday November 6th, in which at least 50 people died, proves the seriousness and the danger of the agreements between Italy and the European Union with Libya. What happened clearly shows the ongoing violation of human rights perpetrated by the Libyan coast guard. On that day, while hindering the rescue operations of the Italian navy and of the NGO Sea Watch, the Libyan coast guard has caused death by drowning of the people waiting to be rescued in the sea, and committed violent acts towards the people already on the ship.

The recent reiteration on the cruelty and atrocity of these agreements by the UN, and by the Council of Europe on the violation of human rights, along with the investigations of CNN, which provided evident proof of the ongoing practices of human trafficking, signal the concerning nature of the situation and the necessity of an urgent and immediate political solution.

Funding Libya, which is currently in a state of deep political instability, is just an act of outsourcing the costs of immigration and does not take into account the principles of solidarity and protection of human rights on which the European Union stands.

In this context, the Young European Federalists - Italy condemn the migration policies that have been adopted so far by Italy and the European Union, while strongly reaffirming the urgent need of a supranational European answer that can ensure a long term management of the migration crisis while prioritising the protection of human rights:

- in the short term, with the ratification of the amendments to the Dublin Regulation proposed by the European Parliament, that will allow to go beyond the current system of  the asylum seeking process, creating instead  humanitarian corridors and legal ways of accessing the continent that today are almost non-existent. This is the only way to make this humanitarian crisis, in which thousands of people are dying, more than 2500 in 2017 alone, come to an end.

- in the long term, with institutional and constitutional changes of the EU in a democratic and federal sense, including a European budgetary policy and a single foreign policy.

Overcoming the intergovernmental procedure is absolutely necessary in order to develop a sustainable plan to commonly manage migration flows; such plan must be based on two key actions:

1. An economical development plan on a European scale, made up of investments on a supranational level, so to counter inequalities that are currently present on the continent and to create common mechanisms to ease access to the job market;

2. A development plan for Africa, which should do more than merely handling migration flows, aiming at fostering peace and cooperation amongst African countries, and a big investment in infrastructures, in order to grant access to water, electricity and clean energy;

When death is on the news daily and human rights are constantly violated, national policies are proving to be inadequate and even dangerous. Today we can no longer be silent. We ask the civil society and the institutions altogether to change the course of their policies and of their measures, keeping into account human rights and the solidarity principle, which are at the very foundation of the European Union.

In seguito all’avvenuta conferma della manifestazione di Roma promossa da Forza Nuova per il 4 novembre dallo slogan “Tutto per la patria” e in considerazione delle inquietanti affermazioni del suo segretario Roberto Fiore sull’inesistenza dell’antifascismo nel tessuto sociale, le organizzazioni della società civile antifasciste ritengono necessario prendere una ferma posizione su quanto sta per accadere.

Non si può infatti ignorare il riemergere di sottoculture fasciste e razziste, il cui linguaggio è sempre più spesso normalizzato e veicolato dal dibattito mediatico e politico. L’Italia e l’Europa sono state costruite sui diritti universali dell’uomo e sui valori della Resistenza. Non si tratta di una questione di appartenenze politiche, di destra o di sinistra, ma di adesione ad un’idea comune di dignità umana. Per questo, è necessario che i principi dell’antifascismo e dell’antirazzismo vengano riaffermati quotidianamente perché fondamenta della nostra società democratica, come scritto nella nostra Costituzione.

La democrazia, per come la conosciamo oggi, è stata costituita grazie a quegli europei –  democratici, comunisti, monarchici, liberali, cristiani, atei, socialisti, repubblicani, federalisti – che lottarono per costruire un futuro che non prevedesse più gli orrori dei totalitarismi e della guerra.

Proprio per rispetto di chi ha dato la propria vita per assicurarci un futuro di pace, ci impegniamo a dare delle risposte ai cittadini, per mettere in luce l’inganno che sta alle fondamenta del pensiero fascista, razzista e nazionalista, come forma subdola e illusoria di incitazione all’odio e alla disgregazione della nostra società.

Oggi i cittadini europei sono esclusi dal dibattito politico, per l’assenza di una vera democrazia sovranazionale che possa agire efficacemente per lo sviluppo economico e la sicurezza civile e sociale. È invece sempre più evidente l’inadeguatezza degli Stati nazionali ad affrontare le sfide della globalizzazione, lasciando che nel dibattito pubblico si ripresentino pericolosi schemi passati. Di fronte a questo non possiamo rimanere indifferenti.

A non farlo sono proprio le ragazze e i ragazzi, membri delle più svariate associazioni, che ogni giorno  si impegnano, nel loro piccolo, a dialogare e ad attivarsi per dimostrare che non è con le chiusure e con l'odio per il diverso che si affrontano efficacemente le sfide odierne; al contrario bisogna far fronte ad esse consapevoli di dover inserirle in un contesto più ampio di quello esclusivamente nazionale.

L'antifascismo allora, non solo esiste, ma è vivo in tutte quelle persone che credono nell'Italia e nell'Europa come luoghi di libertà, democrazia e diritti. Non ci si può però limitare a difendere l'esistente, questi valori vanno riaffermati e costituzionalizzati a livello europeo. 

Fino ad allora la Resistenza non sarà ancora finita e abbiamo la responsabilità storica di combattere il ritorno di queste recrudescenze e lottare perché i cittadini possano esprimere la loro voce in un’Europa finalmente democratica ed esempio di pace per il mondo.

Queste parole sono condivise da Giovani Democratici (GD), FutureDem, Federazione degli Studenti (FdS) Unione degli Universitari (UdU), Rete degli Studenti Medi, Filo Rosso.

Alla luce dell’inquietante “squadrismo da tastiera” che imperversa sui social network,

Noi giovani europei impegnati sul territorio toscano ci schieriamo risolutamente dalla parte di Don Biancalani, del valore della solidarietà e dell’accoglienza che la sua azione rappresenta.

Contro ogni forma di xenofobia, di razzismo e di fascismo, siamo convinti che l’Italia e l’Europa siano costruite sui diritti universali dell’uomo e sui valori della Resistenza. Insieme abbiamo deciso di respingere a gran voce questo tentativo di criminalizzare e ostracizzare la base della solidarietà umanitaria, questa follia che cerca di trasformare delle persone in un capro espiatorio dei mali della società. Simili strumentalizzazioni non offrono soluzioni, non hanno alcun impatto concreto se non quello di alimentare una spirale di odio e risentimento sociale.

Non è una questione di appartenenze politiche, di destra e sinistra, ma di adesione a un’idea comune di dignità umana.

Ci impegniamo quindi a un gesto di pubblica solidarietà nei confronti di Don Biancalani, per sostenere la libertà di scelta di ognuno all’interno del quadro che a nostro parere deve dar forma all’attività pubblica: non un gratuito massacro politico ma un’unione di forze, un dibattito civile per trovare le soluzioni necessarie a salvaguardare e far progredire la nostra Comunità.

Centrosinistra per l’Università Firenze (CSX Firenze)

Federazione degli Studenti Toscana (FDS Toscana)

Federazione Giovani Socialisti (FGS)

Giovani Comunisti Firenze (GC Firenze)

Giovani Democratici Toscana (GD Toscana)

Gioventù Federalista Europea Toscana (GFE Toscana)

Giovine Europa Rete Italia (AMI)

Rete degli Studenti Medi Toscana (RDS Toscana)

Unione degli Universitari Firenze (UDU Firenze)

Unione degli Universitari Pisa (UDU Pisa)

La Gioventù Federalista Europea (GFE), i Giovani Democratici (GD), le associazioni Studicentro, Futuredem e Alternativa Europea si schierano al fianco delle decine di migliaia di cittadini polacchi che pacificamente sono scesi in piazza a difesa  dei principî dello stato di diritto che sono fortemente a rischio in Polonia. 

Fin dalle elezioni del 2015, il governo polacco e l’attuale partito di maggioranza, il PiS (Prawo i Sprawiedliwość, “Diritto e Giustizia"), si stanno rendendo protagonisti di iniziative legislative mirate a minare la distinzione tra poteri e i principî dello Stato di diritto e che potrebbero portare ad un pericoloso accentramento dei poteri nelle mani del governo.
Infatti, le tre proposte di legge - di cui una darebbe al Ministro della Giustizia il potere di sciogliere la Corte suprema e di ricomporla a piacimento - approvate dal Sejm negli scorsi giorni, mirano a stravolgere il sistema giudiziario polacco e indirettamente, dopo la loro eventuale entrata in vigore, l'intero assetto istituzionale e costituzionale della Polonia, eliminando il sistema di check and balances tra poteri dello Stato necessario al buon funzionamento di una democrazia.
Tutto ciò è in aperta violazione dei valori su cui si fonda l'Unione europea, in particolare di quelli sanciti nell'art. 2 del Trattato sull’Unione Europea (TUE). 

Il movimento popolare e le pressioni di Stati e Istituzioni dell’Unione europea hanno portato il Presidente polacco, Andrzej Duda, a porre il veto su due dei tre testi approvati dal Parlamento di Varsavia. Questa è da considerarsi un’importante vittoria politica dell’Unione Europea e dei cittadini polacchi, soprattutto dei più giovani - secondo i sondaggi, 82 giovani polacchi su 100 non sostengono l’operato del governo in carica. Tuttavia, come puntualizza Lech Walesa, storico leader di Solidarność e Presidente della Polonia tra il 1990 e il 1995, ciò rappresenta solo una “piccola vittoria”.
Il Presidente polacco ha infatti ratificato la terza legge, che affida all’esecutivo la nomina dei giudici ordinari.
Il capo del governo, Beata Szydlo, ha, inoltre, dichiarato la propria volontà di non fare passi indietro sulla riforma della Giustizia facendosi forte del pieno sostegno del proprio partito, il PiS di Kaczyński. 

Le nostre associazioni invitano a tenere sempre più desta l'attenzione dei media circa lo sviluppo della situazione politico-istituzionale in Polonia, dando voce a quelle migliaia di cittadini polacchi che non vogliono che il proprio paese rimanga ai margini dell’UE e che vedono nell’Europa unita il proprio futuro

Le Istituzioni europee devono continuare la pressione politica già esercitata tramite le dichiarazioni del Vicepresidente della Commissione Europea Timmermans e del Presidente del Consiglio Europeo Tusk, e mantenere una posizione decisa e autorevole in difesa dello stato di diritto e dei diritti fondamentali sui quali si è fondata e si sta cercando di costruire l'Unione Europea.

Più di ogni altra cosa noi invitiamo la Commissione, il Parlamento e il Consiglio europeo a continuare la loro azione a difesa dei milioni di cittadini polacchi che, come noi, guardano all’Europa unita come loro unica speranza.

Gioventù Federalista Europea - JEF Italy, Giovani Democratici, FutureDem, Alternativa Europea, Studi Centro

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