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Mozione direzione nazionale GFE |
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La Direzione nazionale della Gioventù Federalista Europea ( PDF IT -EN ) riunita a Milano il 23 maggio 2010 Considerato - che la crisi economica e la speculazione colpiscono più forte laddove la politica non ha né strumenti né poteri per proporre positive soluzioni alle sfide ed ai problemi, e dunque principalmente nell’Europa “divisa e impotente” degli stati nazionali; - che i rimedi di breve periodo messi in campo dai Paesi del Vecchio continente hanno fatto emergere con ancora più gravità la crisi dei debiti sovrani e non affrontano minimamente le prospettive future di rilancio dell'economia europea; - che lo spirito di conservazione del potere a livello nazionale nuoce alla tenuta del sistema della convivenza civile e sociale e cioè – in ultima istanza – ai cittadini; - che ad essere messo in discussione è il senso profondo della costruzione comunitaria, il progetto di un’unificazione di tipo statuale e federale che è l'unica risposta appropriata all’attuale situazione di “moneta senza stato”;
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9 Maggio 2010 - Festa dell'Europa |
L'obiettivo della Federazione Europea deve tornare al centro del dibattito europeo.
Chiedi anche tu al tuo Comune di aderire all'iniziativa della GFE. Ai Presidenti dei Consigli comunali e ai Sindaci. La Gioventù Federalista Europea sta sottoponendo all'approvazione di tutti i comuni europei un Ordine del Giorno di semplice attuazione ma forte significato simbolico. Il 9 maggio 2010, infatti, cade il 60° anniversario della Dichiarazione Schuman da cui nacque la Comunità europea. E’ un fatto che ha cambiato il nostro destino. Troppo pochi lo ricordano e troppo pochi ricordano il senso ancora attuale di quel fatto.
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Lettera a Giulio Tremonti |
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Al Ministro dell’Economia e delle Finanze
On. Prof. Giulio Tremonti e, p.c., al Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli al Prof. Sergio Romano
Signor Ministro,
il suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, su Le Monde e sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung il 6 marzo u.s. è un rilevante contributo al dibattito sulla crisi; ritengo sia importante portare avanti la riflessione su alcune intuizioni da Lei proposte. Prima di tutto, la crisi non è finita. Forse – grazie alle misure espansive e alle costose iniezioni di liquidità poste a sostegno e garanzia della tenuta del sistema economico mondiale – non siamo ricaduti negli errori del passato e abbiamo limitato i danni. Ma è stato sconfitto un sintomo, non la (ben più grave) malattia. Questa, purtroppo, dipende da cause strutturali di natura non soltanto macroeconomica, ma soprattutto politica: il mondo – a causa dei global imbalances – vive immerso in una perpetua asimmetria di potere e l’Europa, come Lei fa notare, non riesce ad adeguare la dimensione dello Stato e del potere pubblico a quella del Mercato: “in Europa sono rimasti i confini politici”. La situazione greca ci ricorda, giorno dopo giorno, che anche gli stati nazionali rischiano di fallire in un mondo che non è più a loro misura, e che si muove ormai sulla scia della volontà, delle azioni e dei desideri di nuovi protagonisti di dimensioni continentali. La seconda intuizione riguarda il ruolo dell’Europa, i poteri e gli strumenti che potrebbe mettere in campo. Ormai sessant’anni fa Carbone ed Acciaio furono messi in comune sotto un’Alta Autorità, con un atto “rivoluzionario” di rinuncia alla sovranità nazionale, per garantire la Pace; lo stesso vale oggi: soltanto rinunciando a nuove e sostanziali cifre di sovranità e dotandosi di nuovi strumenti l’Unione potrà sperare di dare un contributo reale alla rimozione delle cause profonde della crisi. Ne va della tenuta della moneta unica, dell’integrazione e – soprattutto – del futuro dei cittadini europei. L’Europa deve trovare in sé la forza per uscire dalla recessione, evitando di ripiegare su soluzioni esogene (come il FMI) o temporanee e puntando alla soluzione più diretta: il completamento dell’unificazione sovranazionale. Dopo la politica monetaria, è il momento di dotarsi di una politica fiscale europea. Serve una politica economica federale; occorre, in definitiva e come Lei ha ben sottolineato, creare una “sovrastruttura politica” (la Federazione europea) che abbia la stessa dimensione della struttura economica e che sia all’altezza delle sfide della contemporaneità (dagli approvvigionamenti energetici alla difesa fino alla sicurezza internazionale), sfide che incidono non poco sulle scelte di politica economica.
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