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Lettera GFE sul caso Berlusconi - Lukashenko PDF Stampa E-mail
Gentile Direttore,

la recentissima visita del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi a Minsk, in Bielorussia, è l’ennesima prova di un problema strutturale che coinvolge l’intero Vecchio Continente, e che nel nostro paese assume dimensioni al contempo stravaganti e pericolose: l’assenza di una politica estera unica dell’Unione Europea permette ai singoli paesi, ancora e sempre più – con le parole del primo Presidente della Repubblica Luigi Einaudi – “polvere senza sostanza”, di adottare comportamenti e decisioni miopi e dannose per l’immagine ed il ruolo dell’Unione europea nel Mondo.
La scelta di visitare un dittatore eletto attraverso elezioni plebiscitarie giudicate dall’OSCE “irregolari” è il sintomo di un netto cambiamento nella politica estera italiana, da sempre votata all’integrazione comunitaria e alla promozione dell’unificazione continentale come unica possibilità per risolvere problemi ormai globali, dalla pacificazione alla tutela dell’ambiente, fino all’immigrazione e agli squilibri economici mondiali. Questo cambiamento, tuttavia, riflette in primis l’assoluta inesistenza di una forte voce sovranazionale, federale, capace di rappresentare l’Europa come un’unica – e finalmente rilevante – entità politica.

La nomina di Catherine Ashton, ex commissario al commercio, alla carica di Alto Rappresentante per la Politica Estera non cambierà le carte in tavola: nonostante i nuovi poteri e le nuove competenze previste dal Trattato di Lisbona appena entrato in vigore, il futuro della politica estera europea rimane di fatto nelle mani della buona volontà di cooperazione dei singoli governi.

La Gioventù Federalista Europea (GFE) e la sua organizzazione sovranazionale, la JEF (Young European Federalists) organizzano in marzo ormai da tre anni una grande manifestazione europea (che l’anno scorso ha coinvolto più di 100 città) di contrasto al regime di Lukašenko, ultimo dittatore d’Europa. Per questo motivo la scelta del Governo Italiano di riallacciare in modo unilaterale i rapporti con Minsk ci colpisce e ci pare molto controproducente, tanto da farci decidere di affidare a questa lettera le nostre riflessioni critiche. Per evitare che in futuro simili eventi possano verificarsi nuovamente esiste una sola via da percorrere: realizzare finalmente una politica estera europea, forse uno degli ultimi passi per giungere all’obiettivo – ormai non più procrastinabile - degli Stati Uniti d’Europa.
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